Emozioni a 3000 metri. La nostra salita al Gigot.

Durante la stagione estiva, quando l’albergo è nel pieno dell’attività, non è sempre facile ritagliarsi del tempo libero. Perciò, quando ci riesco, sono molto attenta a spendere quel tempo facendo attività che mi lascino dentro qualcosa: un ricordo, un’emozione, una sensazione positiva che duri a lungo.

Così è stato qualche settimana fa, quando, insieme al mio fidanzato, sono salita fino ai 3000 metri del Gigot, una delle cime più spettacolari del gruppo della Giogaia del Tessa.

Questo gruppo piccolo e compatto è una propaggine delle Alpi Passirie e si allunga sopra Merano, elevandosi con uno stacco improvviso dal fondovalle, per oltre duemila metri. Questa barriera protegge la conca del Burgraviato dai freddi venti di tramontana e contribuisce così a rendere piacevole il clima di Merano e dintorni.

Con la sua forma a piramide, è proprio il Gigot a dominare la città, diventando così un punto panoramico assai spettacolare, frequentato da lunghissimo tempo. A salire per la prima volta sulla sua vetta è stato infatti Ludwig Purtscheller, nel 1893.

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Abbordabile e piacevolmente impegnativa. Breve resoconto della nostra escursione.

Partire al mattino presto è una buona abitudine quando si va in montagna. Il primo passo verso la cima del Gigot è stato prendere la funivia Alta Muta dalla stazione di Tirolo alle 07:30 del mattino. In breve siamo passati da 650 a 1400 metri di quota e, una volta arrivati alla stazione a monta, abbiamo imboccato il sentiero Hans Friedens fino alla malga Leiteralm.

Da qui, lungo il sentiero 24, abbiamo raggiunto prima il valico Hochgang e poi i laghetti Miclhseen (che fanno parte dei famosi laghi di Sopranes). Dopo averli superati, abbiamo proseguito salendo il “camino”, un canalone roccioso caratterizzato da semplici passaggi di 1° e 2° grado che conducono rapidamente in alto, alla forcella, da cui, in breve si conquista la vetta lungo la cresta est.

Il tempo della foto di rito alla croce di vetta e abbiamo iniziato la discesa, scendendo di nuovo lungo il canalone, verso i laghi. Qui ci siamo concessi una pausa alla malga Oberkaser Alm, di cui abbiamo potuto apprezzare la saporita frittata al formaggio e il delizioso Kaisershmarren prima di ripartire per tornare alla funivia.

La soddisfazione di aver percorso 22 chilometri, in 7 ore, per un totale di 1.600 metri di dislivello si unisce agli splendidi paesaggi che questa escursione ci ha regalato e alle emozioni regalate dai brevi e facili tratti di arrampicata necessari per raggiungere la cima. Un mix perfetto tra impegno, adrenalina e spettacolarità che non dimenticherò tanto facilmente.

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